Dian FosseyDian Fossey è stata una zoologa e una primatologa. I suoi studi sui gorilla beringei beringei (o gorilla di montagna) e le sue scoperte hanno cambiato ciò che sapevamo su questi primati. Il suo lavoro inoltre, ha portato alla luce l’importanza della salvaguardia di questa specie, che tuttora rischia l’estinzione.

Una bambina e un pesciolino rosso

Dian Fossey è nata a San Francisco in una fredda giornata del 1932. La vita famigliare è sempre stata difficile per Dian. I genitori, infatti, si separano quando lei ha solo sei anni. La bambina va a vivere con la madre, che si risposa molto presto. Il rapporto col patrigno sarà sempre problematico e conflittuale, a tratti gelido. Da piccola Dian passa molto tempo da sola. L’unico amico con cui può giocare è Goldie, il suo pesciolino rosso.

Dian_Fossey_piccola

Dian si rifugia nei libri, immagina di vivere avventure straordinarie immersa nella natura, circondata dagli animali.

A 19 anni passa un felice periodo in un ranch nel Montana, proprio come sognava da bambina. Tutto sembra perfetto, ma per via di alcuni problemi di salute è costretta a rinunciare al lavoro. Così, nonostante il parere contrario del patrigno, Dian decide di iscriversi alla facoltà di veterinaria presso l’università della California. Seguire i corsi non è affatto facile, alcune materie, come chimica e fisica, proprio non le entrano in testa (oh, come ti capisco Dian! 😂), così è costretta a cambiare ambito di studi. Nel 1954 si laurea in terapia occupazionale, e trova un lavoro presso l’ospedale pediatrico di Louseville, in Kentucky. Lavorare con i bambini le piace anche se richiede molta energia e infinita pazienza.

L’incontro che le cambia la vita

Il sogno nel cassetto di Dian è quello di visitare l’Africa: vuole vedere i leoni, le giraffe e le scimmie, proprio come quelli disegnati nei suoi libri di infanzia. Sta diventando un chiodo fisso, così, nel 1963, prende un periodo di aspettativa e parte. Visita diversi paesi: il Kenya, la Tanzania, il Congo e lo Zimbabwe. È un lungo viaggio, ed è anche molto costoso. Dian spende circa 8mila dollari di tasca propria, ma ne vale la pena: finisce per innamorarsi perdutamente dell’Africa.

Durante il viaggio in Tanzania conosce Louis Leakey e ha modo di osservare per la prima volta due fotografi mentre studiano i gorilla.

L’incontro con Leakey le cambierà la vita per sempre.

Leakey_illustration

I due si incontrano tre anni dopo e, incredibile! Leakey si ricorda di Dian, soprattutto ricorda la sua sfacciataggine e insistenza. Ma la ragazza sembra avere anche un grande interesse per gli animali, in particolare per i primati, così Leakey le propone di iniziare uno studio di ricerca sui gorilla nella zona compresa tra il Congo e lo Zaire. Dian entra così a far parte del cosiddetto “Trimates”,  il gruppo formato dalle tre scienziate-discepole di Leakey: Jane Goodall, Biruté Galdikas e Dian Fossey. Questa però è un’altra storia, magari te la racconto la prossima volta! 😉

Trimates_illustrazione

Ciao ragazzi, vado in Africa!

Negli anni ’60 i gorilla di montagna presenti nel territorio africano sono pochissimi, se ne contano non più di 480. La popolazione è a rischio soprattutto a causa del bracconaggio. Grazie a Leakey, nel 1966, Dian riceve un finanziamento dalla National Geographic Society e della Wilkie Foundation per recarsi in Congo e cominciare lo studio dei gorilla. Pochi mesi dopo scoppia la guerra civile, perciò Dian è costretta a lasciare il paese e a trasferirsi in Ruanda. Lì, tra le due montagne Karisimbi e Bisoke, fonda il Karisoke Research Center.

L’incontro con i gorilla

L’incontro con i gorilla avviene quasi per caso, e dopo molti appostamenti. Sono animali schivi, e non è così facile individuarli nella boscaglia. Molti si sarebbero arresi, ma non Dian, che desidera studiare i gorilla più di ogni altra cosa.

Ogni giorno si sveglia molto presto e si avventura tra la vegetazione. Aspetta con pazienza, spesso sotto la pioggia.

Avvicinarsi troppo ai gorilla è da escludersi. Sono considerati animali pericolosi e sono diffidenti nei confronti degli esseri umani a causa delle frequenti incursioni dei bracconieri. Dian capisce che per avvicinarli è necessario dimostrarsi inoffensivi e discreti.

gorilla_di_montagna_illustrazioneLe scoperte di Dian

Attorno agli anni ’70, imitando gesti e rumori dei gorilla, Dian scopre che:

  • Non sono animali aggressivi, anzi! Si comportano tra loro con molta dolcezza e tenerezza, proprio come gli esseri umani.
  • I gorilla si organizzano in gruppi famigliari gerarchizzati, e si spostano insieme alla ricerca di cibo e riparo.
  • Ogni animale presenta caratteristiche uniche, non solo fisiche (soprattutto i nasi!) ma anche caratteriali. Ogni esemplare ha la propria personalità.

Dian assegna ad ogni gorilla un nome buffo (cosa ritenuta sconveniente dalla comunità scientifica). Finalmente, un bel giorno del 1970, avviene la svolta che aspetta da tempo: Peanuts, uno dei maschi del branco, le si avvicina toccandole la mano, significa che è stata accettata (sei dei nostri  baby!). Prima di allora Dian era sempre stata ignorata. La scena viene immortalata per sempre e fa il giro del mondo grazie al fotografo Bob Campbell.

Vecchi_bacucchi_della_scienza

La tragica fine

Dian passa la maggior parte della propria vita al Karisoke Research Center. Torna poco negli Stati Uniti, per lo più in cerca di fondi o per ragioni di studio.

Nei dintorni di Karisoke tutti conoscono Dian. Alcuni la chiamano la strega rossa, per via dei suoi capelli e dei suoi modi. Per difendere i gorilla dai bracconieri non esita a mettersi contro le tribù locali, talvolta anche con gesti eclatanti. I suoi metodi e il suo carattere volitivo non sono ben visti dalla comunità scientifica e dalle autorità del Ruanda. Dian viene uccisa nella propria capanna il 26 dicembre del 1985. L’assassino non è mai stato trovato, ma i sospetti maggiori riguardano i bracconieri e i gruppi legati ad essi.

Che ne è dei gorilla, oggi?

Nel 1988 la storia di Dian Fossey è divenuta pop grazie al film Gorilla nella nebbia, ispirato al suo libro omonimo. Sia il libro che il film riassumono abbastanza bene la sua vita e il suo percorso travagliato, mettendo in luce soprattutto la parte ribelle e turbolenta del suo carattere.

Dopo l’assassinio di Dian viene fondato il Dian Fossey Gorilla foundation che si occupa – come dice il nome – della salvaguardia e della difesa dei gorilla di montagna. È possibile sostenerli anche attivamente, per esempio adottando un gorilla.

https://youtu.be/no3EQssYKVQ

Una breve intervista del 1983. Osserva la tenerezza con cui Dian Fossey parla dei gorilla e di come si formano i loro gruppi familiari, secondo me, merita. ❤️️

Per approfondire:

Qui sotto trovi alcune letture e cose da guardare per saperne di più:

  • Su Netflix c’è un documentario bellissimo sui gorilla di montagna e sui ranger che si battono ogni giorno per la loro salvaguardia. Il titolo del film è Virunga, dal nome della montagna che si trova tra la Repubblica democratica del Congo e il Ruanda, l’ultimo rifugio dei gorilla di montagna. Nel documentario non si accenna a Dian Fossey, ma è veramente un bel film che fa capire quanto ci sia ancora da fare per la salvaguardia di questi animali bellissimi e maestosi. Super consigliato! Qui trovi il trailer. 🙂
  • Primati. Le amicizie avventurose di Jane Goodall, Dian Fossey e Biruté Galdikas di Jim Ottaviani e Maris Wicks è un bellissimo libro a fumetti che racconta la storia delle Trimates e di come le loro vite si sono intrecciate per sempre, grazie allo zampino di Leakey.
  • La mia vita tra i gorilla. Dian Fossey si racconta di Vichi de Marchi, un piccolo libro illustrato che racconta la storia di Dian, anche prima di incontrare i gorilla.
  • E infine Gorilla nella nebbia per leggere direttamente dalla voce di Dian Fossey cosa hanno significato per lei i gorilla di montagna.

Spero che questo racconto illustrato ti sia piaciuto e ti abbia fatto venire voglia di approfondire la storia di Dian Fossey e dei gorilla di montagna dell’Africa centrale. La prossima storia di Donne nella scienza torna tra due settimane, sempre su questi schermi! 🙂 A presto,

Irene